Non c'è la fila per mettere le mani su Alitalia. Mancano pochi giorni alla
presentazione delle offerte non vincolanti e in gioco sono rimasti in tre. Da
una parte i fondi internazionali Texas Pacific Group e MatlinPatterson, che si
sono uniti in un'unica cordata, a cui si è aggiunta Mediobanca, dall’altra due
pretendenti di carattere più industriale: Aeroflot, la compagnia di bandiera
russa che inizialmente si era mantenuta dietro le quinte e che ora è scesa in
campo in compagnia di Unicredito e AirOne dell'imprenditore abruzzese Carlo Toto
con la sponda di Intesa Sanpaolo.
Non una gran folla di pretendenti, come si è detto, ma da qui a parlare di
saldi, ce ne corre, anche perché ieri il titolo in Borsa ha chiuso in rialzo del
2,8% a quota 1,02 euro, confermando la tendenza che nel giro di una settimana ha
permesso un guadagno superiore al 10%.
E un ulteriore conferma che non si tratterà di una svendita è data dal fatto
che il Tesoro cederà la sua quota solo a chi garantirà determinati requisiti.
Non sarà, o almeno così hanno fatto sapere dal dicastero, un mero giudizio sul
prezzo. I partecipanti alla gara, infatti, dovranno mantenere i titoli del
gruppo per almeno tre anni e garantire un livello di servizi minimi in Italia e
l'identità della compagnia.
Vincoli questi che hanno scoraggiato buona parte dei possibili pretendenti, a
questo poi va aggiunto che i conti della compagnia non sono certo dei migliori.
Per cui si può comprendere la comprensibile accortezza con cui ci si è
avvicinati a quest’asta.
D’ora in poi, stando al bando, non saranno ammesse ulteriori aggregazioni di
soggetti terzi mentre quelli già in corsa avrebbero tempo per possibili
aggregazioni fino al 16 aprile il termine ultimo per la presentazioni delle
offerte non vincolanti.